Il Governo sta portando avanti la riforma sul mondo del lavoro.
Per loro stessa ammissione sono sicuri del valore di questa riforma, dato che sono riusciti a scontentare proprio tutti.
Che bello!
Io penso che dovrebbero alzare, magari anche solo di un pochino, l’asticella delle loro valutazioni. Magari valutare se le azioni decise possono davvero influire positivamente sulla situazione vigente, assicurarsi di aver colpito davvero i privilegiati in favore di chi è senza tutele, bilanciare bene i pesi della propria bilancia su fisco e tasse per non stremare gli stremati, pretendere che le banche che hanno goduto di trattamenti speciali, con elargizione di soldi e garanzie debbano poi rifondere tali aiuti attraverso finanziamenti e agevolazioni al credito, tanto per dire.
Entrare e rimanere nel mondo del lavoro oggi non è facile. Il lavoratore modello deve potersi spostare dove il lavoro lo porta, senza alcun problema o legame che lo blocchi, deve poter cambiare velocemente mansione, senza alcuna interruzione o calo e, allo stesso tempo, deve avere la necessaria esperienza in ognuno di questi campi. Deve conoscere le lingue e deve avere tutti i patentini possibili per computer e macchinario tecnico di ogni tipo. Una bella presenza è sempre gradita, così come una buona capacità di relazionarsi e fare buona impressione; anche se il tutto deve essere temperato da una buona dose di mitezza e conoscenza dei propri limiti.
La scelta migliore sarebbe che fossimo tutti dei robot, mai stanchi e sempre efficienti sul posto di lavoro ma consci del posto che occupiamo nell’ufficio. Perché, a dispetto della nostra simil-perfezione, non dovremmo mai chiederci se i nostri capi sono all’altezza del ruolo che occupano o se, invece, noi potremmo essere più bravi di loro.
Per adesso, tutto quello che hanno ottenuto è che le aziende potranno licenziare per motivi economici chi vorranno, pagando solo un rimborso minimo. La ragione di tutto ciò è l’estrema lunghezza dei processi, cosa che bloccherebbe la nascita di nuove aziende ed investimenti esteri e quindi, invece che sveltire la macchina giudiziaria per fare sì che non ci vogliano 30 anni per avere giustizia è molto meglio ledere i diritti di qualche poveretto.
Tutto questo perché, in Italia, non si possono toccare avvocati, magistrati e giudici e quindi i processi continueranno sempre a durare nei secoli dei secoli, con buona pace della terribili caste dei tassisti e farmaci che, invece, il Governo ha pensato bene di colpire con quella barzelletta che è il Decreto sulle liberalizzazioni.
Per continuare a parlare di lavoro ci sono quei poveri disgraziati che, vicini alla pensione, ora si trovano a dover lavorare ancora qualche annetto grazie alla riforma ma, se manterranno il posto di lavoro, bloccheranno ancora l’entrata di qualche nuovo assunto oppure finiranno loro per la strada, non proprio nel fiore degli anni e con poche chance di una nuova assunzione.
Per quanto riguarda le donne e le famose lettere di licenziamento in bianco, non si è fatto nulla, come sempre. Quindi donne fate figli, sposatevi in chiesa e badate agli anziani della vostra famiglia, su da brave!!
Poi i sempre verdi giovani di oggi, tutti con il lavoro precario e stipendio da fame. A loro sì che la riforma dà una bella mano! Sì, proprio un bel po’!
Le offerte di lavoro rimangono pochine. Le più interessanti, ovvero quelle che hanno uno stipendio più alto di 800 euro, richiedono esperienza decennale come panettiere, cuoco, pasticcere o operaio specializzato con una vasta conoscenza dell’uso di uno speciale macchinario tecnico. Il bello è che da nessuna parte ti danno la possibilità di imparare ad utilizzare questi macchinari speciali o come si fa il pane,no manco per sogno.
Tutto quello che succede è che viene fatto un bel servizio al TG con la notiziona che stanno cercando 5 mila panettieri, intervista ad un panettiere che ripete la sua offerta di lavoro, specificando che non vuole delle persone inesperte perché ha bisogno di qualcuno che sia capace di lavorare da solo e poi il momento verità in cui la giornalista di turno aspetta all’uscita dell’università d’ingegneria che escano dei ragazzi da una lezione e quindi ne prende uno a caso e gli chiede a bruciapelo “Vorresti andare a fare il panettiere, una volta presa la laurea?”. Il poveretto lancia un’occhiata carica d’invidia ai suoi amici che si allontanano felici, pensa alle notti di studio che si è già passato per andare avanti fra esami e corsi e, magari, anche al lavoretto malpagato che fa per non pesare troppo sui genitori ed ha un attimo di sconforto, “No, veramente preferirei un altro lavoro.”.
La verità è che, fra qualche anno,quello stesso ragazzo sognerà la possibilità di essere preso come panettiere, ma, comunque, continuerà a non fare quel lavoro, perché continuerà a non sapere nulla di come si fa il pane e non ci sarà nemmeno un misero corso di preparazione, per lui o per chiunque lo voglia, per imparare come si fa.
I giovani che cercano lavoro, oggi, possono anche contare sul fatto che continueranno ad essere assunti a contratto a tempo determinato, solo che prima potevano anche venire assunti a ripetizione, sempre con lo stesso contratto e sempre dallo stesso datore di lavoro senza soluzione di continuità. Adesso, invece, farà lo stesso lavoro ma avrà sempre dei contratti da cui risulteranno lavori diversi oppure, semplicemente, finito il contratto dovrà trovarsi un altro lavoro, da un altro datore di lavoro, ma sempre per una miseria di stipendio.
Non ci saranno più gli stages gratis, no, probabilmente ti daranno un buono pasto.
Ci sarà l’indennità di disoccupazione, anche se, in effetti, c’è solo il nome. Per il resto è rimasto tutto come prima.
Sì!
Per averla devi avere una continuità lavorativa di cinque anni nello stesso posto con le stesse prerogative e, oggi come oggi, sono davvero pochi i ragazzi che possono dimostrare una cosa simile.
In Italia l’idea che hai diritto all’indennità di disoccupazione perché sei disoccupato non è qualche cosa che si capisce, è come con i prestiti in banca: te lo danno solo se hai già tutti i soldi che chiedi a prestito.