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Questo è il ballo del qua qua

novembre 10th, 2009 § 0

il ballo del qua qua 

Negli ultimi tempi in TV si sente prevalentemente parlare di 3 cose: la nuova influenza, il sesso a pagamento o il sesso con i trans e il crocifisso nelle aule.

 L’unico fattore unificante fra questi 3 argomenti è Alessandra Mussolini, che viene chiamata come ospite in tutti i casi e mantiene sempre lo stesso comportamento. Parla e straparla di tutto e tutti, interrompe quando parlano gli altri e, se non riesce a zittire qualcuno che non la pensa come lei, parla in sottofondo alternando battutine sarcastiche a veri e propri insulti.

 I dibattiti sull’influenza A sono contraddistinti da una costante, ovvero che alla fine del dibattito nessuno sa ancora cosa fare riguardo al vaccino e, se aveva prima del dibattito qualche punto fermo, ha perso anche le poche certezze che aveva riguardo alla medicina e alla vita. Normalmente ci sono due medici che si sentono intimamente superiori al resto degli ospiti e ovviamente hanno due opinioni diametralmente opposte riguardo a tutto. Se non avete mai assistito a uno di questi dibattiti prego di credermi, i due dottoroni discutono di tutto: se fare o no il vaccino, su chi è un soggetto a rischio, se le donne incinte devono prendere il vaccino, se i bambini lo devono fare, se gli adulti lo devono fare, su come si deve sperimentare il vaccino, ecc.

In mezzo ai due litiganti viene normalmente piazzata la Mussolini che si inserisce a ripetizione per strillare un po’ dei baambiiini e dello squaaaleeenee con quel suo solito delicato tono di voce fra l’ululato e lo starnazzare.

 La discussione sul sesso e i trans risulta invece come una lunga e assolutamente inutile accozzaglia di luoghi comuni e tediose bigottaggini  varie. Fra gli ospiti c’è sempre almeno un prete e almeno due o tre personaggini da reality, il primo con il compito di farti capire la retta via e i secondi per tratteggiare le nuove tendenze e il modo di vivere dei VIP disinibiti e dei giovani.

 Ora il prete, spalleggiato dalla Mussolini che ogni tanto fa capolini per ricordare che bisogna educare e amare i baaaambiiiiiiniii, dice più o meno sempre le stesse frasi fatte che i preti dicevano anche ai tempi di mia nonna, tipo che la castità è un valore, che il sesso deve essere solo il coronamento di un rapporto serio, ovvero matrimonio e solo per arricchire il rapporto, ovvero solo per fare figli. Se il prete è giovane o cerca d’interessare i giovani arriverà a dire che si può anche fare sesso senza necessariamente voler procreare un figlio, quindi si può anche cercare di ottenere un qualche genere di piacere fisico dall’atto in se ma, su questo il prete non può transigere, non si può pensare di ottenere piacere facendo semplicemente del sesso, bisogna provare dei sentimenti veri e sinceri e quindi fare l’amore. Difficile quindi capire cosa la chiesa ritenga davvero giusto, dato che da un lato ha sempre detto che il sesso deve essere solo il mezzo della coppia per fare figli, e quindi necessariamente il sesso dovrebbe essere una sorta di lavoro meccanico per ottenere un risultato, dall’altro dice che se si tolgono i sentimenti dal sesso si perde la poesia e il tutto diventa solo un atto meccanico privo di senso.

Quando s’inseriscono i VIP da reality la discussione cade poi nello squallore più profondo. Gli uomini ricordano con orgoglio le loro prime volte con una prostituta, rigorosamente donna, e sostengono la necessità per un uomo-uomo di andare con le prostitute come una sorta di scuola del sesso. Le donne o si mettono a parlare della droga, così tanto per poter dire qualcosa, oppure cercano di fare le donne vissute che sanno come gira il mondo e danno ragione agli uomini.

 

Nel mezzo di tutti questi discorsi sul sesso il conduttore del programma cerca sempre di far capire che tutto il dibattito nasce solo dall’interesse morboso del pubblico per l’argomento, che siamo noi italiani che vogliamo solo sentir parlare di chi va a letto con chi.

 L’ultimo argomento caldo è il crocifisso nelle aule.

Ospiti assicurati almeno 2 o 3 preti. Se per puro caso non ci sono abbastanza preti si può ovviare al problema con almeno 5 ospiti fra il bacchettone ipocrita e il prototipo Binetti (ovvero cattolica con cilicio e  frusta). Per dare voce all’altra opinione gli ospiti sono normalmente 2: uno in studio e uno collegato, l’ospite in studio è normalmente quello dei due con le idee più intransigenti  in modo che non appena apra bocca possa essere assalito dalla Mussolini, sempre presente, che potrà comodamente interrompere e riempire di insolenze l’altro ospite.  Chi è invece collegato dall’esterno ha modo di parlare solo una volta per tutto il dibattito, normalmente è il primo ad avere la parola subito dopo che il conduttore/ conduttrice ha introdotto l’argomento, il tempo a disposizione per spiegare la propria opinione è breve dato che viene presto interrotto dalla Mussolini che comincia a dire che “lei preferisce il crocifisso” e il dibattito perde subito di senso.

Tutto un altro paio di maniche

ottobre 15th, 2009 § 0

banner  maglia arancione tetto azzurro

Alcune di voi signore storgeranno il naso perchè  pensate che il lavoro a maglia sia solo una cosa da vecchie ma vi posso assicurare che può essere divertente ed è sicuramente rilassante dopo una giornata di lavoro al computer senza contare il fatto che vi troverete presto ad avere a disposizione vari capi di vestiario assolutamente originali. Io sono molto fiera delle mie sciarpe e in particolare di una collana realizzata con un gomitolo di fettuccia di seta e un uncinetto.

In questi tempi mi sto dedicando invece ai  vestiti per bambini dato che presto diventerò zia. Se può interessare  ecco le istruzioni per un paio di scarpine davvero carinissime.

 

prime scarpine 2

Necessario :  1 ferro da 3mm e due matasse di lana di colore diverso

 Iniziare con 29 punti e lasciare una coda di circa 50 cm (per delle scarpine uguali a quelle in foto s i deve usare la matassa nera)

 1°f  – lavorare tutte le maglie (29)

 2°f  – aumentare di 1 punto – lavorare 13 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 13 punti – aumentare di 1 punto

 3°f  – lavorare tutte le maglie (33)

 4°f   – aumentare di 1 punto – lavorare 14 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 3 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 14 punti – aumentare di 1 punto

 5°f   – lavorare tutte le maglie (37)

 6°f   – aumentare di 1 punto – lavorare 14 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 3 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 14 punti – aumentare di 1 punto

 7°f   – lavorare tutte le maglie (45)

 8°f   – aumentare di 1 punto – lavorare 15 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 -  lavorare 7 punti – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 1 punto – fare 1 punto e aumentare di 1 – lavorare 15 punti – aumentare di 1 punto

 9°f   – aumentare di 1 punto – lavorare 49 punti – aumentare di 1 punto

 10°f – 18°f  – lavorare tutte le maglie (51)

 prime scarpine 3

Da adesso in poi dovete usare la matassa di contrasto (bianca)

 19°f – lavorare tutte le maglie (51)

 20° f – lavorare 15 punti – prendere X 5 volte 2 punti insieme – lavorare 1 punti – prendere X 5 volte 2 punti insieme – lavorare 15 punti

 21°f – 23°f  - lavorare tutte le maglie (41)

 24° f -  lavorare 10 punti – intrecciare le maglie X21 volte – lavorare 10 punti

 

 cinturino destro

25° f – lavorare 10 punti – aggiungere 10 punti  lasciando una coda di circa 22 cm

 26°-27°f  – lavorare tutte le maglie (20)

 28° f – intrecciare tutte le maglie

 

cinturino sinistro

 25 ° f – aggiungere 10 punti – lavorare 10 punti

 26°-27° f – lavorare tutte le maglie (20)

 28° f – intrecciare tutte le maglie  lasciando una coda di circa 22 cm

 

 Montaggio

 Fare le cuciture del sotto e del retro della scarpina. Sulla punta di ogni cinturino fare un occhiello per il bottoncino. Attaccare  2 bottoncini per scarpa.

Quella che noi chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome, profumerebbe altrettanto …

ottobre 3rd, 2009 § 0

gattacinema4

Ho disturbato il Bardo per introdurre un’annosa discussione sempre viva: i titoli dei film stranieri in Italia, cosa fare?

 Per far capire il mio punto di vista devo subito chiarire che non sono una di quei puristi che crede che i film stranieri dovrebbero essere trasmessi in lingua originale con i sottotitoli. Ho sempre considerato l’andare al cinema come un piacere e voglio che lo rimanga, mi piace andare al cinema in compagnia e magari commentare un po’ quello che si vede, mi piace l’idea di poter dimenticare il cervello a casa, qualche volta, e andare a vedere un film davvero stupido per farmi tante risate e, sebbene conosca abbastanza bene l’inglese per poter vedere un film e capirlo tutto, mi piace rilassarmi e godermi la storia così senza troppi problemi bella e tradotta.

 Detto questo il titolo di un film è un po’ come il biglietto da vista della pellicola e non può essere solo buttato lì come viene viene.

 

Nei tempi passati eravamo più bravi e i titoli dei film erano normalmente ben tradotti e, nel caso non fosse proprio possibile tradurli, venivano scelti buoni titoli di ricambio. Abbiamo avuto quindi film come A qualcuno piace caldo,  L’uomo che sapeva troppo oppure Ombre rosse.

 Anche negli ultimi anni ci sono buoni esempi di titoli, ma sono abbastanza rari. Il più delle volte si tratta dei titoli originali: Changeling, Match Point, 36 quai des orfevres o una traduzione che segue quella scelta per il libro da cui il film è tratto come Espiazione e Il Diavolo veste Prada oppure ancora qualche semplice traduzione letterale del titolo originale come per L’ultimo re di Scozia. Basta poi poco per ottenere un titolo semplice e calzante, che dia un’idea allo spettatore tipo di andare a vedere questo o quest’altro film.

 Lasciando completamente perdere il caso di Se mi lasci ti cancello, vorrei invece parlare di un altro titolo che mi ha davvero lasciato senza parole. Probabilmente vi sarà capitato di vedere il trailer di questo particolare film perché da un paio di settimane occupa lo spazio fra il quiz L’Eredità e il TG1. IL film in italiano si chiama Un amore all’improvviso, titolo gallinaceo, ma in originale era The Time Traveler’s Wife ,  un titolo interessante e poetico per non dire facilmente traducibile in italiano come La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo. Se questo titolo vi dice qualcosa non avete torto perché è proprio questo il titolo in italiano del libro di Audrey Niffenegger  da cui questo film è tratto. Ora non capisco, quale cavolo di ragione ci poteva mai essere per cambiare il titolo di un film rispetto al libro da cui è tratto, ad esempi Il buio oltre la siepe è rimasto tale anche come film con Gregory Peck e fra l’altro non molti all’epoca conoscevano il libro di Harper Lee mentre La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è stato un gran successo di vendite per la Mondadori e molte donne che hanno letto il libro dovrebbero voler vedere il film e quindi perché non rendere lampante il rapporto fra libro e film. Per non dire che il titolo è uno dei punti forti del libro, poetico e interessante fa subito immaginare un punti di vista originale e intimista, che piace molto al pubblico femminile.

 

Voi che ne dite? Fatemi sapere il vostro parere

La verità è che …

settembre 26th, 2009 § 0

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Se siete delle donne e volete passare una serata in polleggio tutte insieme probabilmente la vostra migliore possibilità è affittare una copia del DVD di La verità è che non gli piaci abbastanza e guardarvelo felici e serene. Non vi dovete certo aspettare di vedere chissà cosa ma è sicuramente un film perfetto come sottofondo per una serata di spettegolamento e chiacchere.

 Il tutto è partito da una puntata di Sex and the City in cui veniva chiarito il concetto che se un uomo non ti chiama  non è perché intimamente ti ama alla follia ma non sa come dirtelo o è confuso, la verità è quanto mai semplice: tu non gli piaci abbastanza e quindi devi passare oltre e trovare qualcuno che ti ricambi.

 La protagonista ci rivela che la sua incapacità ad accettare il fatto che se un uomo non la richiama è per semplice disinteresse e non per altre mille fantasiose ragioni dipende tutto dal fatto che da piccola, dopo che un bambino l’aveva trattata male, sua madre le aveva detto che in realtà lei a quel bambino piaceva e lui non sapeva come dirglielo. Ora se un bambino ti tira le treccine o cose simili probabilmente è vero che lo fa perché gli piaci e non sa come dirtelo, farti i dispetti è il suo modo di farti capire che è interessato, fra qualche anno quello stesso bambino avrà capito che se gli piaci il modo migliore per fartelo capire è invece telefonarti e chiederti di uscire. Quindi la madre della protagonista le aveva proprio detto la grande verità che sua figlia non vuole accettare. Non capisco per quale ragione invece la sceneggiatura voglia farti pensare il contrario.

 Perseverando nel suo errore la protagonista incontrerà un simpatico barista che le farà capire quanto sia inutile andare dietro a uomini a cui non interessa.

 Ovviamente nella migliore visione alla Sex and the City la protagonista del film ha delle amiche che a loro volta hanno delle storie amorose confuse e  decisamente mal gestite: la prima è l’attrice Jennifer Connelly  che ha avuto la bella idea di obbligare l’allora fidanzato del liceo a sposarla e ora sembra dell’idea che sia arrivato il momento di obbligarlo ad avere un figlio, la seconda è  Jennifer Aniston, una collega di lavoro, che convive con Ben Affleck e sebbene felice ed innamorata si vuole complicare la vita da sola e continua a volersi far sposare sebbene lui, felice ed innamorato anche lui, trovi che il matrimonio sia inutile e potenzialmente dannoso. Il marito della Connelly incontra invece Scarlett Johanson e intreccia con lei una semi-relazione confusa di cui lei parla con Drew Barrymore, una sua amica con una vita sentimentale decisamente sfigata.

 Tutto questo per dire che :

1-       è impossibile ricordarsi i nomi dei personaggi

2-       Jennifer Connelly è troppo secca e sembra sciupata

3-       Jennifer Aniston deve essere amica di chi ha prodotto e di chi ha scritto il film

4-       Scarlett Johanson deve fare causa alla costumista del film e al suo parrucchiere perché con quei capelli e quei vestiti sta davvero male

5-       Perché Drew Barrymore ha accettato di fare questo film?

6-       Qualcuno sa dirmi il nome dell’attrice che fa la protagonista?

Registi che odiano gli spettatori

settembre 17th, 2009 § 0

12

Prima di tutto è importante che io specifichi che:

1)       ho letto il libro da cui questo film è tratto e anche il libro seguente

2)       nessuno dei due mi è piaciuto particolarmente

 Detto questo vi chiederete per quale cavolo di ragione ho voluto vedere il film in questione e la risposta è semplice, non volevo farlo ma nessuno uomo/donna è un isola e quindi bisogna adattarsi.

 Sicuramente non ho visto questo film sotto i migliori auspici ma mi è capitato di vere un film che pensavo fosse una schifezza e ricredermi, è successo e normalmente questi film rimangono, più di quelli per cui abbiamo provato subito interesse, nel nostro cuore come dei bellissimi ricordi. Purtroppo per me Uomini che odiano le donne non rientra in questo speciale caso.

 In primo luogo per il fatto che dura la bellezza di 2 ore e mezza circa. Come può un film durare tanto?? Insomma  Titanic durava 3 ore e 14 ma il film era tutto un altro genere.

Ultimamente i film durano tutti almeno 1 ora e 40 e arrivano facilmente alle 2 ore ma dovrebbero invece tutti mettersi una mano sul cuore e usare meglio le forbici al momento del montaggio. I film devono avere un loro equilibrio e non essere delle sbrodolature infinite.  

Uomini che odiano le donne tende a ripetere troppo alcuni fatti ormai chiari fin dall’inizio del film per poi saltare altre cose o parlarne in modo confuso. Sicuramente non aiuta la chiarezza della storia il fatto che i personaggi abbiano quasi tutti la stessa faccia e nomi e cognomi più o meno confondibili ma trovo quantomeno strano che il libro, per quanto confuso, risulti alla fine più chiaro. 

Il regista qui ha scelto di portare avanti la storia in modo da far avanzare già le tematiche del secondo libro ma tutto questo a discapito della chiarezza della storia e delle vicende legate al protagonista maschile in favore della protagonista femminile. Non vengono infatti chiariti i fatti che all’inizio della storia portano il giornalista ad abbandonare tutto e in questo modo non si capisce neanche il suo carattere e le sue motivazioni. L’attore che lo interpreta poi sembra essere solo capitato lì, stanco e sfatto non ha neanche un minimo di fascino o personalità. L’attrice protagonista è, invece, saldamente presente lungo la storia ma in tal modo troppo presente. Mentre il giornalista procede nelle sue indagini vediamo la giovane hacker seguire ogni sua mossa, rivedendo così due volte le stesse immagini e risentendo la stessa sfilza di nomi confusi e difficilmente ricordabili, per poi passare ad esaminare con cura ogni aspetto della vita di Lisbeth Salander, gran parte dei quali trattati solo nel secondo libro e tutti mostrati in modo molto compiaciuto nella loro brutalità.

 Questo film è stato molto apprezzato dal pubblico e ho sentito lodi sperticate fatte al regista e agli attori. Sinceramente non ne capisco la ragione. La regia non è particolare in nulla a parte la lunghezza e la sceneggiatura manca di misura e metodo per rendere in maniera chiara la trama del libro. Tutto il cast spicca più che altro per la mancanza di divi o dive. Tutti sembrano persone normali,  donne che vedi al supermercato e impiegati delle poste, nessuna faccia simpatica. Probabilmente è proprio  questa mancanza di divi che piace tanto alla critica e a quel tipo di pubblico colto che si vuole dare un pò d’arie, ma sinceramente, sebbene trovi molti DIVI altamente sopravalutati, devo ammettere che per me o un attore o attrice e veramente bravo e quindi può avere tutte le facce che vuoi, può essere orrendo o avere un viso dei più comuni, oppure  deve essere bello, un divo alla George Clooney o una diva alla Charlize Theron, di quelli che ti fanno sognare. Il cast di Uomini che odiano le donne è solamente pieno di gente brutta, nessuno grande attore e nessuna interprete insostituibile.

Possiamo davvero fare così dannatamente schifo?

settembre 4th, 2009 § 0

pulcino

Sì davvero non c’è un limite allo schifo che noi esseri umani riusciamo a perpetrare, semplicemente non c’è un limite.

 

Io, nella mia piccola e stupida ipocrisia, mi consideravo ancora una brava persona perché compravo solo uova provenienti da allevamenti  a terra e guardavo con una certa superiorità morale quelli che vedevo prendere dagli scaffali del supermercato confezioni di uova di altro tipo. Oggi so che semplicemente perché compro delle uova, a tutti gli effetti,  do una ragione in più per tutte quelle merde schifose che lo fanno di mettere tanti, tantissimi, piccoli indifesi pulcini in delle scatole e quindi passarli dentro una tritatrice e farne mangime. Sì signori è questa la fine di tanti pulcini che hanno la sola colpa di essere nati maschi e quindi impossibilitati a produrre uova e quindi di essere inutili.

 

Io semplicemente non ho più parole

A volte ritornano

agosto 25th, 2009 § 0

a-volte-ritornano

Normalmente nei film Horror ai protagonisti vengono date alcune semplici regole per evitare il pericolo: non entrate in quella casa, non date da mangiare ai Critters dopo mezzanotte, non dite tre volte “Candyman” davanti a uno specchio. Normalmente è impossibile per i protagonisti dei suddetti Horror evitare di fare queste semplicissime cose ma tutti noi pensiamo che in fondo non sia tanto difficile ma contro i veri mostri è difficile combattere e non esistono regole.

 

Un esempio? Le pubblicità che davvero non ti piacciono. Quelle maledette tornano e lo fanno quando meno te lo aspetti. Contro  di loro non ci sono regole da seguire.

 

Alcuni esempi?  La pubblicità  delle conserve Cirio con Gérard Depardieu. Avete presente vero? Quelle in cui dice “tengo o cuöre italiano” con sorriso ammiccante. Ovviamente a noi piccoli poveri telespettatorucci italiani piccoli e  neri deve  far piacere vedere un attore francese che ci onora di apprezzare la nostra tradizione culinaria e quindi cosa ci può essere di più bello, vero?

Non  saprei davvero. In tutta sincerità questa particolare pubblicità  non mi ha fatto più schifo di quella con Ricky Tognazzi per i prodotti della Ponti , che ho trovato ugualmente inutile e tanto per gradire velatamente razzista, ma come si sa nessun uomo è un isola e nessuna donna è sorda e ho sentito troppi, svariati commenti acidi e sbuffi di noia ogni volta che passa in TV e quindi ho sentito la necessità di condividere con voi.

 

Altra terribile pubblicità è quella dei biscotti  Gusto leggero della Colussi. Una vera perla. Semplice e corta ma così incredibilmente irritante. Prima del periodo di pausa la pubblicità era più lunga.  Si vedeva una donna e quindi una voce la invitava a provare i biscotti Colussi, lei ne mangiava qualche pezzettino ino ino e  quindi faceva un gran sorriso soddisfatta pronta a lanciarsi sul pacco per, secondo la logica pubblicitaria, divorarne con gioia un mezzo chilo. Solo allora la voce le ricordava che i biscotti erano senza zucchero. Allora lei, con aria incredula cominciava a ridere di gusto perché, secondo la pubblicità, le sembrava impossibile che quelle bontà potessero essere senza zucchero.

 

 

Io posso parlare con cognizione di causa avendo dovuto provare il suddetto prodotto… Nessuno mi può convincere che non sia semplicemente chiaro a chiunque mangi quei biscotti che siano senza zucchero.

 

Comunque tutto questo non importa tanto ai fini  del discorso odierno. Anche se il prodotto fosse davvero gustoso la pubblicità risulterebbe odiosa. Cosa cavolo ride quella stupidissima donna. Cosa c’è da ridere? Ti piacciono i biscotti mangiali ma smettila di ridere!!!!!

 

 

P.S. Mentre finivo di scrivere questo mio pensierino giornaliero mi è stato fatto notare che sono troppo criticona, quindi aggiungo una nota positiva per una nuova pubblicità molto carina. È il nuovo spot per la Grancereale  della Mulino Bianco, semplice ma efficace. L’impressione generale è che nella vita frenetica di oggi, in mezzo ai tanti impegni della giornata ci possiamo regalare un po’ di energie supplementari con un prodotto buono e naturale e, sarà che fra un po’ di mesi sarò zia, ma la scenetta dell’appuntamento con il Capo la trovo davvero dolcissima.

FUS che fusse la volta bona!!

agosto 18th, 2009 § 2

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Nel 1985 viene promulgata la legge n. 163 del 30 aprile che istituisce il Fondo Unico per lo spettacolo  (FUS) con il duplice scopo di riordinare gli interventi finanziari a favore dell’intero settore dello spettacolo e di conferire disciplina unitaria a tali interventi.   

La previsione stabile di un fondo per il sostegno finanziario dello spettacolo ha consentito, a partire da quell’anno, di programmare le attività del settore con un orizzonte temporale più esteso, fornendo al tempo stesso agli operatori beneficiari delle assegnazioni maggiori elementi di continuità nella progettazione e nella gestione delle iniziative nei differenti settori sostenuti dallo Stato.

 

La destinazione del Fondo Unico dello Spettacolo ai diversi settori è effettuata secondo una ripartizione percentuale su base annuale, originariamente stabilita dalla stessa legge di istituzione del FUS. Tale proporzione riflette la percezione che l’amministrazione centrale ha del fabbisogno finanziario dei diversi settori, cui concorrono fattori svariati, dalla rilevanza percentuale dei costi fissi di produzione alle opportunità finanziarie date dai possibili sbocchi di mercato.

 I criteri con cui vengano elargite le sovvenzioni sono quelli definiti dalla legge del ’65 n. 1213 che costituisce il Consiglio nazionale dello spettacolo e l’Osservatorio dello spettacolo, il primo col compito di decidere le ripartizioni fra i vari settori e il secondo quello di monitorare  la situazione.

Lo spettacolo viene diviso in due grandi settori : la cinematografia e gli spettacoli dal vivo ( musica, balletto, teatro di prosa, spettacoli itineranti, circo)                                                                                  

Per ciascun settore il Consiglio nazionale dello spettacolo destina una percentuale del Fondo:

  il 42% agli ex enti lirici,

  il 13% alla musica ed alla danza,

  il 25% al cinema,

  il 15% alla prosa,

  lo 1,5% ai circhi,

La quota residua (il 3,5% dell’intero Fondo) era destinata al funzionamento degli organi istituzionali e ad altre spese.

 Tale ripartizione percentuale originaria è mutata a seguito dell’introduzione della legge n. 555/1988, che ha abolito le quote previste dalla legge n. 163/1985, assegnando al Ministro per il Turismo e dello Spettacolo (attuale Ministero per i Beni e le Attività Culturali) il compito di stabilire le percentuali di ripartizione del Fondo con cadenza annuale, emanando un proprio decreto, sentito il parere del Consiglio Nazionale dello Spettacolo (attuale Comitato per i Problemi dello Spettacolo).

 In seguito all’introduzione di questa norma, nel 1990 furono operate alcune significative modifiche rispetto alla ripartizione originaria.

In particolare, alla musica ed alla danza fu destinato il 61,8% (con riserva di ben il 47,8% ai tredici Enti Lirici) e la quota del cinema ridotta dal 25% al 19%.

 In seguito queste proporzioni furono modificate in misura sostanzialmente irrilevante, perpetuando al tempo stesso il beneficio della stabilità ed il costo della mancanza di flessibilità e di adattabilità agli andamenti contingenti del mercato, anzi contribuendo in qualche misura ad irrigidirne le dinamiche.

 

 Intanto negli anni passando da governo a governo tutti pensano di conoscere la ricetta magica per sanare il nostro Cinema: più interventi statali, avendo fatto una tesi sul Cinema Italiano dal 2000 al 2007 vi posso assicurare che anche troppi  soldi pubblici vengono usati per sovvenzionare film che rimangono, per gli spettatori italiani, completamente sconosciuti; oppure l’idea inversa più libertà di manovra per invogliare i privati a fare da mecenati, ma sebbene i governi di destra continuino a portare avanti  questa idea non sembra che ci siano poi tutti questi coraggiosi produttori nascosti che aspettano solo di avere una occasione.

 

 

 Quindi a noi spettatori non rimane altro che sperare nella lungimiranza di qualche cuore impavido o continuare a sapere che miliardi delle nostre tasse vanno a finanziare film, magari anche bellissimi, ma che non vedremmo mai nella nostra vita terrena.

Intanto il nostro Cinema si arrabatta in tempo di crisi  e non sembra, purtroppo farlo neanche troppo bene. Rispetto al 2007-08, per quanto i biglietti staccati risultino  quasi immutati, da 96,1 milioni a 95,2, gli spettatori per i film Italiani sono passati da 32,6 milioni a 23,7, un calo deciso  che riporta al mittente tutti i bei discorsi dell’anno scorso in cui si poteva dire a gran voce che il Cinema  Italiano era vivo e vegeto e che gli spettatori  lo premiavano, anche se già allora rimaneva comunque palpabile, nel Cinema come in molte altre cose, una sensazione sgradevole, di stagnante qualunquismo che farà rimanere sempre tutto uguale.

 Quale può essere il motivo? Forse troppi film con Nicolas Vaporis con un titolo ispirato a una canzone di Venditti? Forse troppi stupidi panettoni? Forse troppi film fatti da persone che si prendono decisamente troppo sul serio?

 

Non ci resta che sperare che l’anno prossimo sia migliore …. Fusse che fusse la volta bona!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

donnne… du du du… in cerca di guai…

agosto 9th, 2009 § 1

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banner-gattanerina-rosa-no-titolo

 

Per qualche ragione a me oscura le pubblicità sono spesso offensive riguardo a noi donne. Parlo di ragione oscura per il semplice fatto che siamo proprio noi a fare la maggior parte della spesa e quindi i pubblicitari dovrebbero trattare la loro principale fonte di guadagno con maggior rispetto o semplicemente con un po’ di dovuta cortesia.

 

Un particolare squallore è poi dedicato alle pubblicità dei prodotti cosidetti femminili che, penso che sia evidente, vengono acquistati sicuramente solo da noi donne, o almeno solo sotto richiesta di noi donne.

 

 

Qualche mese fa c’era la pubblicità di EvaQ che ridicolizzava le donne stitiche, era offensiva e volgare e spero che abbia decimato le vendite di quel prodotto. Poi è arrivata quella di Vagisil con le amiche che vanno a fare trekking felici e contente perché il loro prurito intimo è finito grazie alla prodigiosa pomata, non una pubblicità offensiva quanto stupida, della stessa famiglia di quelle degli assorbenti di un tempo in cui la protagonista dello spot aveva il problema di volersi arrampicare o fare la ruota con un paio di pantaloni bianchi,

 

Recentemente due pubblicità hanno catturato la mia attenzione. La prima è quella di  Lines Perla, un piccolo gioiello davvero. Due donne in ascensore condividono il problema delle perdite urinarie, che bei momenti,  all’inizio sono incerte ma poi felici e contente possono andare avanti con la loro vita, farsi la pipì addosso e lanciarsi uno sguardo d’intesa quando entra un uomo in ascensore perché non devono più temere di mandare cattivo odore.

La seconda invece mi tocca più da vicino perché dedicata alle donne di 30 anni. La prima coda veramente offensiva dello spot è il casting, quelle donne non hanno 30 anni, non ci credo. Le donne di quella pubblicità hanno superato i 30 e anche i 35 per veleggiare sui 40 e in aggiunta non li portano neanche bene i 40 anni.

 

Secondo punto offensivo è l’idea che una donna raggiunti i 30 anni non riesca più a tenere la pipì, cos’è non siamo più in garanzia, perdiamo i pezzi?

Probabilmente l’idea era quella di far vedere che una donna può essere ancora piena di vita e divertente anche se non è più una ragazzina ma sinceramente non ne capisco la ragione. A 30 non sei giovane perché ti senti ancora giovane dentro, sei giovane e basta. Oggi come oggi, il Italia questo non vuol dire tanto ma almeno lasciate che voglia dire qualcosa.

 

diciamocelo fuori dai denti

agosto 8th, 2009 § 0

directory blog

rem_cenerentola

Ogni donna, che lo voglia ammettere o no, legge almeno due o anche tre riviste femminili.  Normalmente sono tutte infarcite degli stessi articoli  sulle nuove mode o sulle diete o i consigli per mantenere vivo il rapporto di coppia o per accalappiare l’uomo che ci interessa.

 

Queste riviste rendono veri tutti i clichés su noi donne e ci fanno sembrare più fatue e stupide degli uomini che ci  accompagnano ma indubbiamente soddisfano i nostri piccoli vizi e la nostra curiosità e se non le trovassimo più ci mancherebbero.

 

In tutte le riviste femminili viene portata avanti l’idea che ci sia un chiaro e unico tipo di donna che possa piacere a noi donne. Questo prototipo viene sponsorizzato a piene mani in ogni rivista con interviste e piccoli articoletti che ci sottolineano come la Lei che dobbiamo tutte amare si veste e si comporta. Ogni cosa fatta da Lei viene esaltata e magnificata per farci capire che è proprio Lei la donna che vorremmo tutte essere.

 

Una di queste  Lei è sicuramente Sofia Coppola. Ci avete fatto caso?

 

I suoi film sono tutti bellissimi e così interessanti. Ogni aspetto di questi film viene esaltato e studiato per farci capire davvero chiaramente quanto meraviglioso sia. Allo stesso tempo altri piccoli articoletti esaltano il modo in cui lei si veste, gli oggetti che pubblicizza e il modo in cui tiene i capelli.

 

Ora Sofia Coppola è stata sicuramente a tal punto criticata e ridicolizzata ai tempi del Padrino III che le si può concedere di essere risarcita di tutte quelle malignità, anche se oggi forse sarebbe arrivato il momento di smetterla e cominciare ad elogiare quello che va elogiato e criticato quello che va criticato.

 

In egual modo risulta abbastanza ammorbante la tendenza opposta a quella fin qui descritta. Normalmente l’oggetto di tale trattamento è Paris Hilton, la bionda miliardaria  che, secondo tutte le riviste femminili, non sa vestirsi, pettinarsi, camminare, parlare e se prende una decisione sarà sicuramente stupida e inutile e in alcuni casi pure dannosa per l’umanità.

 

 

Quest’ultima settimana la ricca Paris non si trova più da sola, a farle compagnia ora c’è Elisabetta Canalis, la ex velina di Striscia che, a quanto pare, ha commesso il gravissimo errore di iniziare una relazione con George Clooney.

 

Non lo avesse mai fatto.

 

Secondo alcune riviste è tutta una montatura per coprire che lui è gay, per altre sono solo conoscenti ed è colpa dei fotografi che hanno frainteso, per altre i fotografi hanno frainteso ancora di più perché manco si conoscono e semplicemente si sono trovati nello stesso posto  per caso. Le riviste più assennate ammettono sì che si conoscono e non si permettono di giudicare la sessualità di George, anche se qua e là infilano qualche dubbio,  ma concentrano tutto il loro livore sulla povera Elisabetta che non è abbastanza bella per lui, troppo italiana e non abbastanza glamour.

 

 

Il direttore della rivista Grazia ha dedicato all’affaire il suo spazio sulla rivista intitolando Se un MITO di Hollywood va in giro con una donna “normale”.

Ho trovato quest’articolo particolarmente urticante e ci tengo a spiegare tutti i livelli di questo mio malessere.

Prima di tutto  trovo ridicola l’idea che  Elisabetta Canalis sia un prototipo di donna “normale”, insomma basta girare per strada per rendersi conto che la maggior parte delle donne, e io credo anche il direttore di Grazia, sono ben lungi dall’avere il suo fisico.

Trovo poi Elisabetta Canalis anche simpatica, un tipo che non si dà troppe arie, e probabilmente questo non piace ai direttori delle riviste da donna,  e non mi sembra che George Clooney abbia mai scelto questi prototipi di donna così superiori a parte per l’idea esterofila italiana per cui una commessa francese per il solo fatto di essere francese debba essere superiore a qualsiasi donna italiana.

Terzo e fondamentale punto, anche se accettasi che Elisabetta Canalis fosse una donna “normale” e  per questo intrinsecamente inferiore a George Clooney perché mai una loro possibile storia d’amore dovrebbe darmi tanto fastidio?

 Insomma il direttore di Grazia non ha mai sentito parlare di Cenerentola? Le grandi storie d’amore, quelle che tutte noi donne amiamo comportano un Principe Azzurro che s’innamora di una ragazza normale non di una bellissima principessa. È la storia di un milione di film, conoscete Pretty Woman?

 

Il direttore di Grazia probabilmente apprezza gli uomini come Brad Pitt, molto presi da loro stessi e capaci di sposarsi con donne bellissime che  in sua compagnia diventano tutte anoressiche e prive di una volontà propria.

Io preferisco gli uomini che non pensano di essere superiori al mondo e che magari si possono anche abbassare a parlare con noi donne normali.

Essere Cenerentola non è affatto male dopotutto.