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Non ci sono eroi

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Non ho scritto niente sulla Costa Concordia fino ad oggi.

Non perché non avessi un mio parere sulla faccenda o non mi interessasse; da un certo punto di vista proprio per il contrario.

In questi giorni ho sperato, davvero tanto, di poter scrivere su questo blog la notizia,l’unica notizia, che sarebbe stato bello sentire.

Un miracolo, poteste dire voi: TUTTI SALVI!

Anzi, per dire proprio le cose come stanno mi sarebbe bastato di poter scrivere DAYANA è SALVA.

Sì, lo avrei voluto proprio tanto e lo voglio ancora, davvero.

Una settimana è passata e io voglio ancora credere che una piccola bambina di 5 anni andata in vacanza con il suo papà ci stupirà tutti facendosi trovare dai soccorritori in una cabina di quella nave sbilenca.

Nel frattempo mi limito a dire che in tutta questa faccenda si è parlato e si parla troppo spesso di eroi. È un eroe il capitano di fregata Gregorio De Falco che parlando con il comandante della Costa Concordia gli ha intimato Torni su quella nave, cazzo!

È un eroe  il commissario di bordo della nave che è stato trovato intrappolato in una cabina con una gamba che si era rotto andando alla ricerca di altri passeggeri da far scendere dalla nave.

Sono tutti eroi i soccorritori.

Ora, io non ho nulla contro queste persone. Proprio niente. Quando ho sentito la registrazione di quella conversazione ho pensato che quelle parole erano anche le mie, anche se penso che Schettino non avrebbe potuto che fare altri danni se fosse risalito su quella nave. ed è dai tempi di Grisù che ho una cotta per qualunque Pompiere io veda.

Questo, però, non toglie che quelle persone non abbiano fatto altro che il proprio dovere. Puro e semplice.

Perché quello che rende magnifichi i Pompieri è che è il loro lavoro, il lavoro che hanno scelto di aiutare gli altri.

Perché il membro dell’equipaggio di una nave deve aiutare, al meglio delle sue possibilità i passeggeri in una situazione di pericolo.

Perché, in fondo, quella chiamata non ha cambiato niente.

Si parla così tanto di eroi per far sembrare normali tutti gli altri. Per primo il comandante Schettino e poi in fila tutti gli altri responsabili di quanto accaduto. Perché al di là di tutto, bastava che venisse fatta una sola cosa. La Costa Concordia poteva anche finire addosso a quello scoglio ma se avessero fatto salire i passeggeri subito sulle scialuppe si sarebbero salvati tutti.

Se avessero fatto salire i passeggeri subito sulle scialuppe si sarebbero salvati tutti.

buoni propositi e sani egoismi per il 2012

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Volevo fare, come l’anno scorso una lista di buoni propositi per l’anno nuovo ma quest’anno, sarà per tutto questo parlare di crisi e di spirito di sacrificio credo di dover  promettere a me stessa  anche qualche momento di sano egoismo e  sforzarmi di portare a termine entrambe le liste.

Buoni propositi:

1-       scrivere di più, sia sul blog che in generale. È difficile, oltre a tutte le altre cose che ci sono da fare, trovare il tempo e soprattutto la concentrazione per scrivere come vorrei ma non devo più considerarlo come un oltre, un di più, deve essere la mia priorità, o al massimo una delle mie priorità.

2-       continuare nella dieta per raggiungere il peso forma che mi ero già prefissata l’anno scorso e che, almeno, quest’anno è più vicino.

3-       mangiare meno schifezze e bere meno Coca Cola, perché va bene che ho rinunciato al vero caffè in favore del decaffeinato ma devo sempre stare attenta alla  mia povera pressione oculare che necessità qualche sacrificio.

4-       finire di riordinare l’armadio.

5-       portare a termine il più possibile di quello che mi sono ripromessa. Quest’anno sono stata bravina ma devo e posso fare di più e quando arriverò al 31 dicembre 2012 voglio poter dire che sono stata proprio brava, che non ho perso nessuna possibilità di fare quello che dovevo e di ottenere quello che voglio.

Sani egoismi:

1-       la dieta va bene e anche il mangiare sano ma concediti qualche piccolo piacere cioccolatoso. Non per mangiare schifezze ma per assaporare e gustare qualche vera delizia che ne valga davvero la pena.

2-       comprati qualche vestito o accessorio che ti piaccia davvero e magari anche che non ti serva in fatto di valori assoluti ma che appaghi la tua vanità e il tuo gusto.

3-       concediti dei momenti di cura per te stessa, un bel bagno in vasca, usa quella meravigliosa crema corpo profumata e usa un bello smalto per mani e piedi. Cura i tuoi capelli, il taglio, la piastra o la messa in piega per sentirti proprio bella .

4-       trova il tempo di leggere un po’ ogni giorno, o  almeno un po’ ogni settimana.

L’ovvietà è negli occhi di chi guarda

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Preghiamo per lei

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Già con il nome, Manovra Salva Italia, era evidente che fosse una fregatura.

La sovrattassa dell’ 1,5% sui capitali scudati sembra che non si farà, dato che è impossibile rintracciare con sicurezza i suddetti capitali e sembra pure che già il solo iniziare a cercare qualcuno costi più di quello che si potrà guadagnare dalla tassa. Un futuro simile aspetta anche le famigerate tasse su yacht, elicotteri e compagnia bella dato che tutto quello che si potrà ottenere è che chi possiede beni di lusso si sposterà mandando allegramente in rovina chi lavora nei porti ecc.

Il tutto per farci capire che in Italia chi ha dei soldi non paga mai e che lo Stato, che non si fa nessun problema a chiedere a noi tutti i soldi che abbiamo, ha troppa paura di disturbare i ricconi per il rischio che questi possano abbandonare il paese; il tutto per ottenere che chi ha soldi specula in borsa e diventa ancora più ricco, si tiene i suoi soldi e intanto noi poveri fessi moriamo di fame nel cantuccio accanto, senza fare troppo rumore.

In merito alle Province, senza dirlo apertamente si sta facendo una bella marcia indietro, lasciando che tutto s’impantani nella solita confusione della politica con la promessa di una futura legge.

Gli enti inutili che dovevano sparire sono già riapparsi sotto falso nome e i dipendenti di Camera e Senato sono stati esentati dal giro di vite sulla previdenza.

Poi, tanto per non perdere l’abitudine, ci mette lo zampino anche il Vaticano che, grazie ad una campagna informativa sacrosanta dei Radicali,  sappiamo non pagano l’ICI, o IMU che sia, sugli immobili della Chiesa.

Ora, mi si potrebbe dire che la Chiesa usa i soldi che risparmia solo per opere di bene e tante altre belle cose ma non è che puoi andare all’ufficio delle imposte e dire che tu non paghi l’ICI  perché la tua è una famiglia di brava gente che da sempre l’elemosina, almeno non credo. Tu paghi l’ICI per il possesso della casa, basta, chiaro e lampante!

Bagnasco ha risolto tutto dicendo che sono pronti a discutere della faccenda, che magnanimità!

Non so se di queste parole mi urta di più il fatto che siano state dette con un tono di falsa mitezza mista a vera arroganza, sicuri del fatto che noi Italiani ingoieremo sia il fatto che non venga pagata una tassa dovuta, e ripeto dovuta non trattabile e che per i molti fedeli sarà anche giusto fare così, o il fatto che, quasi certamente, non si farà nulla in merito lasciando ancora una volta che paghino gli altri. 

Per chiudere il tutto voglio invitarvi ad avere un caro pensiero per l’onorevole Sereni del PD, una donna che soffre una vita di privazioni e mancanze e di cui pochi sanno il tragico segreto: va a fare la spesa alla COOP. Quando pagherete la tasse, mettetevi una mano sul cuore e pensate a questa povera donna.

2 + 2 = 3,58

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Siamo tutti tornati a scuola.

Non tanto per il Governo Monti, loro non si comportano tanto come insegnanti, quanto come genitori. Sapete quelli sempre un po’ assenti, quelli che hanno sempre qualche cosa di importantissimo da fare, qualche cosa di più importante di te e dei tuoi bisogni e necessità e che quindi si sentono liberissimi di ignorarti e sentirsi pure superiori.

I veri professori sono altri.

Un esempio è Giuliano Ferrara. Il tipico professorone pieno di boria e senso di superiorità. Lui pontifica e tu devi solo ascoltare in silenzio. I suoi insegnamenti non si limitano alla sua materia di competenza ma spaziano su ogni cosa sulla Terra e oltre: cosa pensare, come vivere, quale religione professare e anche come morire. Le sue lezioni sono ricche di moniti ma anche di momenti di auto gratificazione per il Professorone che si dice da solo di essere un liberale e di non voler dire a nessuno quello che è giusto o sbagliato, a volte proprio in mezzo ad uno dei suoi moniti.

Ma lui non è da solo. Con lui ci sono i tanti opinionisti che affollano i programmi di politica. Ad esempio Omnibus, programma che io nella maggioranza dei casi apprezzo per i suoi tanti punti di vista e per l’apertura di vedute nei dibattiti, che in questi ultimi tempi è tutto un fiorire di gentucola che pretende di educare gli Italiani, termine usato da loro, di farci capire che ora è un momento difficile, che dobbiamo accettare di fare dei sacrifici.

Sarebbe utile che qualcuno dicesse a tutti loro che gli Italiani hanno capito benissimo in che momento stiamo vivendo, che è il momento di fare sacrifici. L’unica cosa che è difficile capire è chi li debba fare questi sacrifici.

Monti ha detto più volte che dovranno pagare di più coloro che hanno avuto di più e soprattutto chi non ha mai pagato.

Monti ha detto poi che i politici dovevano essere i primissimi a pagare, sia per il fatto che, dovendo imporre sacrifici agli altri, era giusto che facessero le loro belle rinunce.

Di tutte queste belle parole, per ora, è rimasto solo che verrà innalzata l’età pensionabile a 65 anni ,con almeno 40 anni di contributi, e che i parlamentari avranno comunque i vitalizi ma non prima di aver raggiunto i 60 anni mentre i diritti acquisiti, cioè tutti i vitalizi già in essere, rimarranno immutati.

Credo che sarebbe necessario educare i politici italiani, spiegare a tutti loro che questo è un momento difficile e che bisogna fare dei sacrifici.

la musica è finita

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Berlusconi si è dimesso.

Una parte di me non può nascondere di essere contenta, anche se il fatto che si sia dimesso non equivale proprio all’idea di esserci liberati di lui e di tutto quello che comporta nel mondo politico.

Un’altra parte di me, purtroppo anche la parte maggiore di me, si chiede cosa succederà adesso e ha molti dubbi.

Un governo tecnico di Mario Monti sembra la scelta più logica e anche quella più probabile. I dubbi sono sulla presenza o no di Gianni Letta nel governo e sui tempi di tutta la faccenda.

Ora credo sia abbastanza chiaro a tutti che un nuovo governo, soprattutto un governo tecnico come sarà quello di Monti sarà solo e principalmente lacrime e sangue, ovvero farà tutte le riforme difficili che i governi politici, troppo preoccupati ad assicurarsi di tenere i propri sederi sulle sedie del Parlamento, non fanno e non faranno mai.

E qui si aprono i problemi: La Lega ha già detto che si chiama fuori tranne che per appoggiare qualche legge sul federalismo, Di Pietro è invece tornato sui suoi passi accettando di appoggiare un governo tecnico ma solo per qualche mese e solo dopo aver visto il programma, il PD per adesso canta vittoria come se Mario Monti fosse il loro candidato ma dimenticandosi che una delle manovre del nuovo Governo sarà, sicuramente, l’innalzamento dell’età pensionabile e la modifica del mondo del lavoro che toglierà definitivamente i contratti a tempo indeterminato per fare diventare tutti precari ma anche tutti con gli stessi diritti e tutele e magari con sussidio se disoccupati.

L’unico vero vincitore è Casini, che dopo tanto lavoro, sta riuscendo ad intravedere il miraggio del ritorno del proporzionale, che farebbe tornare il Centro l’ago della bilancia mentre il governo uscente, quindi Berlusconi e tutta la Pdl hanno molti e ben distinti problemi: da un lato l’appoggio obbligato a Monti che, secondo me, terrorizza tutti perché c’è almeno una vaghissima possibilità che riesca a fare le riforme che Silvio dal 1994 dice di voler fare ma non è mai riuscito a fare, dall’altro il fatto di riuscire almeno a mettere Letta di straforo dentro il toto ministri per potersi prendere il merito di qualche cosa fatta e per non perdere la faccia rispetto agli elettori e, infine, anche tutta una serie di piccoli problemi interni fra chi nel partito vuole già le elezioni, chi era contrario alle dimissioni e soprattutto chi teme per una difficile possibile futura sedia in Parlamento.

Ultimo ma non ultimo dei problemi si apre anche il discorso delle prossime elezioni che, coincidendo con l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, riaprono la possibile candidatura al Colle di Berlusconi, già di per sé un fatto inquietante, con annesso governo Alfano ma che possono essere scalzati, di nuovo, dallo stesso Monti, libero dagli impicci politici di Silvio e con tutto il peso del governo tecnico appena portato a termine.

In tutto questo gli uomini e le donne del Parlamento ci rendono orgogliosi e fieri, Franceschini è stato chiaro e determinato affermando “Lavoreremo anche di sabato!”.

Sono decisamente troppo vecchia per queste stronzate

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Raggiunti i 30 anni, sebbene in Italia continuino a parlare di te come ragazzo, nella politica arrivino addirittura a definirti troppo giovane per ambire ad alcune cariche e magari qualche politico decisamente maturo ti definisca bamboccione perché non hai uno stipendio sufficiente a permetterti un affitto, c’è comunque un ambito in cui riesci a sentire perfettamente il valore della tua età e la differenza fra te che hai raggiunto la maturità e coloro che invece sono ancora dei ragazzi.

Semplice, basta vedere un cosiddetto film per ragazzi. Un agglomerato di cast, sceneggiatura e colonna sonora pensato solo per soddisfare dei ragazzini.  Così, senza necessità di terapie ti sentirai pienamente adulto e padrone di dire a chiare lettere sono decisamente troppo vecchio/a per queste stronzate.

Negli ultimi giorni sono incappata in diverse pellicole dedicate ad un pubblico decisamente più giovane e sento di poter fare un veloce commento delle tematiche tipiche.

Il primo fattore è il cast. Se quando avevo io  13-15 anni, l’età media degli attori di queste pellicole era 25-27 anni con dei picchi di 30 anni, magari anche passati da tempo,  oggi gli attori sono decisamente più piccoli, credo che in alcuni casi abbiano esattamente l’età dei loro personaggi.

Sicuramente era ridicolo vedere recitare la parte di un adolescente a chi aveva ampiamente superato i 20 anni e che veniva scelto solo perché era basso e, nel caso delle donne perché non aveva un filo di seno ma non sono proprio sicura che questa sia una scelta vincente. Io non credo di essere mai stata più stupida di quando avevo 13-15 anni, anche perché ero fermamente convinta di non esserlo e in più salta agli occhi che tutte quelle voci che dicevano che i giovani del 2000 sarebbero stati tutti più alti delle precedenti generazioni  era una solenne balla, soprattutto per quanto riguarda le ragazze.

La maggior parte di questi attori e attrici hanno raggiunto la fama con telefilm e programmi televisivi vari e recitano in modo perfettamente proporzionale a queste origini. I film che ne derivano sono tutte una sequela di mossette e faccette, con in aggiunta la presunzione di chi sa di guadagnare più dei propri genitori e pensa di meritarselo.

Le storie hanno molti punti in comune.

I genitori sono tutti completamente inutili. Se hanno dei soldi e hanno raggiunto il successo si dimenticano dei figli o, più semplicemente l’ignorano, se invece sono poveri o sono dei disgraziati, magari anche drogati che rischiano di mandare i figli in ospedale, o sono troppo poveri per occuparsene. I pochi bravi genitori danno comunque l’impressione di non crescere i propri figli ma semplicemente di lasciarli liberi di vivere la loro vita e fare le loro scelte contando su una supposta educazione impartita nel passato. In Step up 3 i ragazzi protagonisti del film vivono tutti allo sbando, completamente allo stato brado senza che i loro genitori se ne interessino anche solo minimamente. Solo uno dei protagonisti è fornito di genitori visivamente presenti, ma a parte una veloce ramanzina iniziale sulla necessità per il loro figlio di non perdersi nel sogno di fare il ballerino, per dedicarsi seriamente agli studi d’ingegneria, questi genitori apprensivi non si vedono più per tutto il film. In I tre moschettieri da poco uscito nelle sale, il padre di D’Artagnan, invece che le tante raccomandazioni e consigli che anche Dumas faceva dire da un buon uomo al figlio irruente e guascone, lascia andare il figlio dicendogli semplicemente “sei già un uomo migliore di quanto io ancora oggi speri di poter diventare” e invitandolo a fare qualche bel duello e a cacciarsi in qualche guaio.

I ragazzi non sempre hanno un lavoro dopo la scuola, ma sono comunque sempre impegnati in mille altre attività. Sport, arte, centri sociali o attività di volontariato. Nel film Beastly si può vedere la protagonista, con un padre drogato che passa tutto il giorno a dedicarsi a piccoli furti per avere i soldi per la droga, che, dopo la lezioni, va a fare volontariato per aiutare i più poveri e porta da mangiare a qualche barbone  sulla strada per tornare a casa in piena notte. Lo spettatore non si deve chiedere con quali soldi venga pagata la scuola, fra l’altro frequentata anche da figli di miliardari, o come venga pagato l’affitto della casa in cui vive la ragazza, o tantomeno con che soldi lei paghi i vestiti che indossa. Nel corso del film scopriamo anche che la ragazza si è organizzata da sola un viaggio per vedere Machu Pichu, meglio non sapere con quali soldi.

Come in ogni film adolescenziale che si rispetti i protagonisti hanno tutti un sogno. Che sia ballare, trovare il vero amore o diventare moschettiere, non c’è differenza per ottenere il risultato sperato basta solo provare, senza neanche sforzarsi troppo e tutto si risolve. I problemi svaniscono, i nemici diventano amici e nessuno ti spiegherà mai come tutto sia successo.

Tutto il resto del film è solo la cornice necessaria attorno a questo piccolo quadretto e alla spettatrice  oltre i 30  non resta che chiedersi se c’era bisogno di perdere tutto questo tempo quando invece si potevano fare cose più importanti e necessarie come riordinare l’armadio o darsi lo smalto alle unghie delle mani e dei piedi.

Ciao Sic

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Guardando  questo video credo che sia chiaro che Marco Simoncelli amasse correre e lo avesse fatto fin da  piccolo con una gioia e un’ energia senza pari.

Non credo che Marco Simoncelli sia morto per un atto di eroismo, ma sono convinta che abbia vissuto e rischiato, magari anche di più di quanto non credesse di fare, facendo esattamente quello che voleva fare e penso che troppo spesso si sottovaluti il grande valore di questo semplice fatto.

Recensione – Drive

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Ieri ho visto Drive, al cinema. Devo ammettere che, dopo aver sentito tutti i critici parlarne più che bene , avevo un po’ paura di trovarmi di fronte ad una cocente delusione ma invece ho visto davvero un bel film, tutti bravi gli attori, la regia, la fotografia, la musica e la sceneggiatura.

Parafrasando Oscar Wilde, è capitato anche a me di trovarmi nella condizione di dove dar ragione ad Anselma Dell’Olio.

Il protagonista del film, Ryan Gosling, è uno stuntman di Hollywood, un meccanico, un promettente pilota da corsa e un abilissimo autista per le rapine, di lui non sapremo mai il nome, come se nessuno lo volesse davvero sapere, come se  fosse solo di passaggio e non importasse.

Nel film non lo vediamo fare molto di più che guidare: per acrobazie al limite della morte per i film, che lui accetta di fare con una certa noncuranza, per le rapine in cui dimostra tutta la sua freddezza e abilità e anche per i pochi momenti davvero felici del film in cui lo vediamo con la vicina di casa, Carey Mulligan, che non fa le solite smorfie, e il figlio di lei, finalmente sorridente e con la luce del sole ad illuminargli il viso mentre guida, per una volta, senza avere dei tempi precisi a cui attenersi.

L’uscita dal carcere del padre del bambino mette il freno a questa appena accennata parentesi felice.

Il protagonista, nel tentativo di proteggere la donna di cui si è così velocemente innamorato e il bambino con cui ha una dolcissima sorta di affinità elettiva, entra in un intricato problema di soldi, debiti e vendette e mostrerà un lato violento ed inquietante di sé che fino a quel momento era stato solo accennato.

Come emulo di tutti quei personaggi di vincitori-perdenti che ad Hollywood piacciono tanto anche il protagonista di questo film dovrà alla fine sacrificare se stesso e i suoi sogni per salvare chi ama di più.

Dal mio punto di vista nel protagonista di questo film io vedo anche un po’ di John Wayne  in Sentieri Selvaggi, in entrambi i casi infatti, sebbene tutto quello per cui hanno combattuto e lottato, alla fine,  sia a portata di mano a loro non è concesso di avere la propria sedia a dondolo vicino al fuoco  e questo sia perché hanno dovuto, o per meglio dire sono stati capaci, di compiere atti di una violenza che li separa dal  focolare che hanno sognato, sia perché loro stessi sono convinti di non esserne degni.

Per quanto riguarda me devo ammettere di aver coperto gli occhi nei momenti di violenza, come facevo da piccola quando guardavo Thriller e arrivava il momento della trasformazione in lupo mannaro. Quindi ho visto davvero poco, ma posso dire che bastavano i rumori per inquietarmi.

In conclusione devo dire di essere uscita soddisfatta dal cinema,  ma non credo di aver visto un capolavoro, o un gran film, penso che qualche anno fa avrei detto di aver visto un bel film, come altri, un film con una bella storia e dei bravi attori e un bravo regista ma niente di più.

Il cinema di oggi, invece, fa sembrare Drive una perla rara, un gran film con una gran regia e degli attori probabili per l’Oscar e credo che di questo fatto chi fa cinema e scrive di cinema si dovrebbe preoccupare almeno un po’.

Va dove ti porta Richard

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Ieri ho passato una bella, ma decisamente faticosa, giornata IKEA. Ovvero mi sono svegliata sufficientemente presto per una domenica mattina e sono andata a comprare dei nuovi mobili per la mia camera da letto, con annessi accessori per riordinare l’armadio, una lampada e altri oggetti vari che mai prima avrei pensato di portare a casa e quindi ho dedicato il resto della giornata a montare i suddetti mobili.

Per prima cosa devo ringraziare la persona che mi ha accompagnato per tutta la giornata, che ha praticamente montato tutti i mobili  sopportando anche le mie crisi quando incappavamo in qualche problema. Un sentitissimo grazie di cuore.

Ora posso passare a parlare dell’argomento di oggi. Un’illuminazione che, mi sento di poter dire, dovrebbe essere presa seriamente in considerazione da parte di tutti nel settore.

Da poco tempo sono approdata all’uso degli smartphone e devo dire che tutte queste nuove opzioni: internet, caselle email, news in tempo reale, navigatore satellitare ecc sono davvero utilissime. Non si dice mai abbastanza di quanto oggi sia impossibile ritagliarsi i necessari momenti di pausa al’interno di una giornata per poter fare tutto.

A proposito di questo mio pensiero voglio condividere una piccola notizia in cui sono incappata lungo la lettura di una rivista: se le donne non fossero capaci di fare più cose insieme, una giornata dovrebbe durare 27 ore per poter raggiungere lo stesso numero di cose fatte all’interno di una singola giornata.

Ma non voglio divagare troppo, come dicevo il navigatore satellitare sul cellulare è davvero molto utile, anche per andare in giro a piedi magari in una città che non si conosce bene, ma, dal mio punto di vista, potrebbe ancora migliorare.

Il navigatore ti serve per raggiungere posti che non conosci o che, come il caso dei magazzini IKEA per me,  non importa quante volte ci vai ma ti perdi sempre. Si tratta quindi di viaggi che possono essere lunghi, complicati, sicuramente un po’ stressanti.  Perché  non cercare di lenire parte di questo stress? Basterebbe darti la possibilità di scegliere la voce che ti da le indicazioni. Sì, scegliere, magari fra le voci di alcuni doppiatori  di attori famosi come Richard Gere, Daniel Craig o chi piace a voi. Ovviamente si potrebbe fare la stessa cosa anche per gli uomini, certo, ad ognuno il suo.

Poi, ovviamente la scelta non sarebbe permanente, se sei con il partner  potresti scegliere la voce di base, innocua per entrambi, ma per quei viaggi solitari ecco che a guidarti arriva la voce calda e carezzevole di Richard Gere, sempre leggermente ammiccante come se ti facesse la corte, magari a metà tragitto potrebbe offrirti l’idea di fermarti per prendere il caffè e riposarti un attimo e poi potrebbero inserire qualche piccolo complimento lungo il tragitto un sei davvero bella oggi, detto così solo perché lo pensa davvero.

Non sarebbe bello?